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Palinuro

Sulle nebbie sottili della lunga bonaccia estiva o sul mare in tempesta dei giorni invernali si stende massiccio Capo Palinuro, come in una sorta di sfida al tempo che qui sembra fermarsi per un sortilegio della natura che incanta.

La macchia verde delle pinete si arresta di netto sui costoni lisci, striati di bianco e di rosso, che cadono a strapiombo sull'acqua e poi, d'improvviso, si aprono a ventaglio in un ripetersi di cale, lembi di spiaggia, scogli isolati. Suggestione di colori e di echi infiniti nelle grotte naturali (circa 50) sopra e sottomarine: il mare ha fatto giochi millenari e intriganti con la costa di roccia.

Il centro abitato è situato sul pendio tra gli uliveti e il mare.

L'entroterra è tutta una dorsale calcarea ricoperta di boschi di aleppo e di lentisco.

Realtà e leggenda si fondono in questa terra bellissima: Ulisse si fermò ad ascoltare il canto delle sirene e Virgilio raccontò di Palinuro che cadde in mare addormentato dalle stelle sospese nella notte. C'è chi fa risalire il nome ai termini greci "palin ed uros" (e di nuovo il vento) con riferimento a Capo Spartivento e chi, con più realismo scientifico, al sanscrito "palasve" significante "terra rossa e selvaggia".

 Qui abitarono in successione popoli preistorici, italici e infine i Greci come testimoniano gli scavi archeologici effettuati sulla collina del San Paolo, svariati toponimi e il lessico dialettale.

Il Capoluogo è Centola. Interessante il centro storico con chiese e palazzi del 1100. Le altre frazioni sono S. Nicola, Foria e S. Severino.

Quest'ultima è costituita da due nuclei: uno di recente formazione a valle, l'altro di età medievale, da tempo disabitato, si erge su uno sperone di roccia, naturale baluardo alle sottostanti gole del fiume "Mingardo".

 

Visualizza La Brochure del Territorio  (foto di Enzo Capitolino)

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